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Sociologia
A che cosa serve, quindi, la sociologia?. La domanda viene posta spesso, con un tono oscillante fra ironia, scetticismo e diffidenza, soprattutto da quando, anche attraverso l’opera di divulgatori zelanti ma non sempre accorti, la sociologia ha dilagato dal ristretto ambiente accademico sui quotidiani e sui settimanali e in generale sui mezzi di comunicazione di massa.
A questa domanda è lecito rispondere, in prima istanza, con un’altra domanda: “A che serve un bambino?”.
A nulla e a tutto. E’ una presenza e insieme una potenzialità che valgono in sé e per sé.
La sociologia serve, in primo luogo, come strumento di conoscenza. Ci dice, insieme con le altre scienze sociali, come funzionano le istituzioni sociali, quali sono le regole, scritte e soprattutto non scritte, alle quali sembrano attenersi gli individui e i gruppi sociali.
In maniera più specifica, la sociologia svolge un compito preciso, per il quale le altre scienze sociali non appaiono adeguatamente equipaggiate.
Essa si occupa e cerca di esplorare l’interconnessione del sociale, in quanto analizza non tanto gli aspetti specifici della società come tali, quanto i loro legami strutturali e di reciproco condizionamento.
La sociologia ha una funzione generalizzante e un effetto esteriorizzante. Nessuna meraviglia che, nelle mani del sociologo mediocre o dello pseudo-sociologo, essa appaia, invece che generale, “generica”, e da sociologia si trasformi in quella che gli “orecchianti” di scienze sociali non si stancano di indicare come “tuttologia”.
Questo rilievo critico, così diffuso e così superficiale, richiama paradossalmente la funzione sociale specifica della sociologia e la sua vocazione profonda nella società attuale.
Questa società, nelle sue punte più avanzate, è ormai una società acutamente frammentata da una specializzazione tecnica sempre più spinta che rischia di far perdere di vista il sociale nella sua globalità dinamica.
La sociologia è il solo antidoto di cui disponiamo nei confronti di questa tendenza, che si presenta con la forza ineluttabile di un processo naturale.
Di fronte ad essa, il sociologo esercita una funzione critica essenziale.
Nel momento stesso in cui prende ad analizzare un qualsiasi fenomeno sociale, un comportamento oppure un’istituzione, egli fa valere e pesare sul fatto sociale un criterio di razionalità che chiarisce le ragioni profonde delle pratiche sociali, spesso accettate e seguite per puro istinto abitudinario, e possiede un salutare potere di demistificazione.
E’ facile comprendere, da questo punto di vista, perché la sociologia abbia avuto vita difficile sotto tutti i regimi politici totalitari e autoritari. Il solo fatto di scegliere una data istituzione come oggetto di indagine sociologica mette in crisi la propaganda ufficiale, o “ideologica”, svela i meccanismi interni dell’istituzione, mostra gli interessi reali ai quali serve, ne descrive le linee di tendenza così come di fatto emergono, indipendentemente dalle interpretazioni ufficiali, riscopre la società reale che preme dietro la facciata formale.
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