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ANALISI DELLA CRIMINALITA' IN ITALIA
A cura di Massimo Blanco
criminologo e sociologo
E' a partire almeno dagli anni settanta del secolo scorso che la questione criminale, intesa nella sua accezione più ampia, costituisce uno dei principali problemi della società italiana.
Tuttavia, per molto tempo, tra gli anni sessanta e ottanta del secolo scorso, la "questione criminale" nel nostro Paese era rappresentata da piaghe particolarmente visibili e di forte impatto emotivo, come il terrorismo e la mafia.
Recentemente, la criminalità è stata riconosciuta in tutte le sue molte manifestazioni e definita in un più ampio contesto destabilizzante tale da determinare la vita economica, politica e civile del Paese e solo di recente si è attribuito al fenomeno criminale diffuso l'importanza che merita.
La preoccupazione che le devianze sociali, anche quelle minori, siano sfociate in una specifica criminosità è oramai condivisa dall'opinione pubblica e dalle stesse Autorità di pubblica sicurezza. Il pensiero dominante del cittadino è che in Italia il problema della criminalità sia più diffuso che negli altri Paesi occidentali. A questo corrisponde un forte senso di insicurezza che ha prodotto un rilevante allarme sociale.
Da una prima analisi sembrerebbe che il fenomeno allarmistico sulla questione criminalità sia frutto dell'enfasi data dai mass media ad avvenimenti che "fanno notizia". Basta guardare un telegiornale qualunque per rendersi conto che ogni giorno i titoli principali di cronaca riguardano proprio un evento criminale: un omicidio, uno stupro, una rapina, un'aggressione ecc…
E così si potrebbe dire anche della politica, che "usa" il crimine quale strumento demagogico di raccolta di consensi.
In verità, se analizziamo empiricamente l'effettiva situazione, utilizzando l'indagine statistica, ci si rende conto che le notizie di grande impatto emotivo date dai mass media e la manipolazione operata della classe politica non sono la causa dell'allarme sociale, in quanto il problema esiste realmente ed è dimostrato da una base documentaria solida, caratterizzata da dati e rilevazioni accurati e precisi.
Ogni anno in Italia vengono commessi più di due milioni di reati tra omicidi, violenze private, spaccio di stupefacenti, furti, rapine, estorsioni, sfruttamento della prostituzione, contrabbando, danneggiamenti ecc… Naturalmente questi sono i dati cosiddetti "ufficiali", cioè quelli registrati dall'Autorità giudiziaria e quindi inconfutabili.
Per quanto concerne il tipo di reato commesso, si deve prendere in considerazione il fatto che in Italia gli omicidi sono sensibilmente diminuiti negli ultimi anni, collocando il nostro Paese al di sotto della media europea (10 omicidi ogni 10 milioni di abitanti in Italia contro la media di 13 nel resto dell'Europa - Fonte Istat). In questo caso bisogna però valutare la circostanza che in Italia gli omicidi di mafia, che facevano schizzare il nostro Paese al vertice delle statistiche negli anni passati, sono diminuiti dopo i duri colpi inferti a "Cosa nostra" grazie all'estremo sacrificio dei giudici Falcone e Borsellino e al grande lavoro svolto dalle Forze dell'Ordine e dalla Magistratura sfociati in arresti eccellenti e all'annientamento quasi totale di intere "famiglie" mafiose.
E così sono diminuiti anche altri reati, quali i furti di veicoli o di oggetti all'interno degli stessi e i furti nelle abitazioni ("furti", non "rapine" che, al contrario, sono aumentate in modo considerevole).
Per notizia, si annovera il crescente aumento delle violenze domestiche che, probabilmente, ha fatto registrare un innalzamento dei numeri in ragione della mutata situazione culturale (es. emancipazione femminile), facendo affiorare, dal punto di vista della quantità di denunce (quindi sempre "dati ufficiali"), il problema spesso celato dei maltrattamenti in danno delle donne nel contesto familiare che un tempo, per ragioni di costume, restavano fatti "interni" della famiglia.
Lo stesso dicasi per i reati di pedofilia, oggi tema di scottante attualità, che terrorizza soprattutto perché le vittime di tale crimine sono i bambini.
Ad ogni buon conto, atteso che nel presente scritto verranno trattati i fenomeni criminali più temuti oggi dagli italiani, tali manifestazioni non saranno prese in considerazione.
Quindi, di chi e di cosa si ha maggiore timore nel nostro Paese?
Quale pensiero si è diffuso nella cultura popolare?
I cittadini italiani, in special modo quelli che risiedono al nord o nelle province del centro e sud Italia non vessate dalla mafia e con un discreto tasso di ricchezza e benessere, hanno paura degli immigrati clandestini, delle organizzazioni criminali dell'Est europeo, delle famigerate "baby gang" comprendendo anche l'ormai noto fenomeno del "bullismo" e dei soggetti psichicamente instabili o dissociati.
Ma non solo. Oggi, nel nostro Paese si è instaurata una certa apprensione anche nei confronti di soggetti apparentemente normali, perfettamente integrati nella società, con un lavoro e spesso agiati economicamente i quali compiono atti criminali come minacce, pestaggi ecc… per ragioni futili.

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