Dr. MASSIMO BLANCO Sociologia Clinica e Socioanalisi - Prevenzione Criminale e Sicurezza


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Autostima

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I PROCESSI DI COSTRUZIONE DELL'AUTOSTIMA

L’autostima è “la positiva valutazione delle proprie caratteristiche (fisiche, psicologiche, sociali ecc…) e delle proprie possibilità rispetto all’ambiente”.
Essa è definita dal nostro equilibrio psichico e dal nostro benessere interno, determinati, entrambi, dal nostro
vissuto.
Da qui l’importanza del ruolo genitoriale, e della famiglia più in generale, che ha una fondamentale influenza sulla percezione di un adeguato senso del “se” del bambino e sulla possibilità di costruire e mantenere corretti
e appaganti rapporti con gli altri.
Con il trascorrere del tempo, il bambino cresce e interagisce con altre agenzie di socializzazione come la scuola, gli amici, i gruppi ovvero contesti diversi da quello familiare che, tuttavia, resta ancora quello più importante e significativo.
Quando manca il ruolo della famiglia, sovente accade che il bambino evidenzi un disagio che si manifesta con la ricerca di elementi di compensazione alle gravi assenze affettive e di comunicazione con i genitori, facendo scattare
un “adattamento” che, comunque, non si può sostituire al meccanismo di una corretta crescita psico-affettiva e relazionale che deve avvenire nell’ambito familiare.
L’insufficienza di punti di riferimento si traduce in un sentimento di inadeguatezza tale da minare o, nel peggiore dei casi, interrompere lo sviluppo dell’autostima del bambino.
Quindi, il processo di costruzione di questo fattore fondamentale per la nostra esistenza e, se vogliamo, della nostra “sopravvivenza” sociale, atteso il tempo in cui viviamo, risale proprio alla prima infanzia, periodo nel quale la nostra
“responsabilità”, cioè la capacità di poter scegliere, è assente in quanto dipendiamo interamente da fattori (genitori e contesti familiari) che condizionano il nostro sviluppo psicologico e la valutazione del nostro “io”.
Una inadeguata o assente autostima che spesso si rileva in molte persone, è dovuta principalmente a mancanze familiari dell’infanzia. Così, molti disturbi psichici (ansia, depressione, nevrosi, psicopatie ecc…) e sociali (disturbi del comportamento, difficoltà di relazione e integrazione ecc…) che si riscontrano negli adulti, possono essere il prodotto di un insufficiente processo di costruzione del “se” nei primi anni di vita.
La carenza o l’assenza di autostima in tenera età, pertanto, può essere in parte compensata quando il bambino entra in contatto con le prime agenzie di socializzazione esterne al contesto familiare, quali la scuola, gli amici, i gruppi ecc… Ma non è detto che queste possano essere un passaggio agevole, in quanto una carenza di autostima, più o meno marcata, dovuta all’esperienza della prima infanzia, può tradursi in un disagio e in un fallito o errato inserimento nella società, manifestato per mezzo di comportamenti antisociali come l’eccessiva timidezza o l’eccessiva violenza.

ADULTI CARENTI DI AUTOSTIMA
Le conseguenze di una mancata, scorretta o scadente costruzione dell’autostima nell’età evolutiva (nell’infanzia, soprattutto), sono state trattate nella prima parte, descrivendo quali sono le possibilità di avere, in età adulta, dei problemi a livello psicologico e sociale: sindromi ansiose, depressione, nevrosi, psicosi, apatia, disturbi del comportamento e della sfera sessuale, difficoltà di relazione ecc… Chiaramente, l’intensità delle patologie sopra illustrate può variare da soggetto a soggetto.
Ad esempio, c’è chi manifesta ansia acuta solo in determinate situazioni restando assolutamente tranquillo in ogni altra occasione della vita.
Oppure chi ha difficoltà nel relazionarsi unicamente con determinate persone o in particolari ambiti.
Mentre in casi più importanti per gravità, le manifestazioni di “disagio simbolo del nostro secolo” e della nostra società, come il D.A.P. (Disturbo da Attacchi di Panico) o le forti depressioni, possono essere ricondotte ad una marcatamente errata costruzione del “se” nell’infanzia.
Non potendo rimediare al passato ed evitando di colpevolizzare inutilmente chi lo ha (seppure in buona fede) educato, l’adulto carente di autostima può iniziare un percorso introspettivo, innanzitutto convincendosi del fatto che il passato non può essere mutato e che la “rinascita” è sempre possibile.
L’essere umano ha un potere immenso e che “ogni individuo ha solo i limiti che esso stesso si pone”.
Invero, ogni persona può costruire la propria identità se lo vuole e quando vuole.
Se il passato del quale non si è responsabili non si può cambiare, si deve pensare che il presente e il futuro, oggi, li si può “scegliere”.
La conclusione finale è che non serve a nulla odiare il passato, maturare desideri di rivalsa e colpevolizzare chi ci ha guidato, perché certamente ha fatto del proprio meglio per crescerci e perché non conosceva gli strumenti per aiutarci a costruire la nostra autostima.
Probabilmente, anche chi ci ha cresciuto non ha avuto a sua volta ciò che non ha saputo trasmetterci e quindi non merita sentimenti negativi.
Al contrario bisognerà catalizzare l’attenzione sui nostri difetti, sulle nostre ansie e sul nostro modo di vivere con noi stessi e con gli altri.
Solo la nostra consapevolezza e il nostro volerci bene potrà finalmente liberarci da un fardello carico di negatività e ridonarci quella calda sensazione di “vivere davvero” e sorridere alla vita, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili.


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