Che cosa è la paura - Dott. MASSIMO BLANCO & PARTNERS - Studio di Neurosociologia e Criminologia - Milano

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Che cosa è la paura

Ricerche > Stress, Ansia e Somatizzazioni


La paura è una intensa emozione derivata dalla percezione di un pericolo reale o supposto. Essa è governata prevalentemente dall'istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza dell'individuo di fronte a un pericolo e lo prepara alla lotta o alla fuga.
Fisiologicamente, la paura si manifesta nei seguenti modi:

  • accelerazione del battito cardiaco - il cuore inizia a pompare una grande quantità di sangue verso i muscoli;

  • respirazione affannosa - il respiro si fa corto poiché si innesca una azione rivolta a fornire maggiore ossigeno ai polmoni;

  • tensione muscolare - i muscoli diventano ipertonici perché debbono sopportare un grande sforzo, non sentire la fatica ed essere pronti ad accusare dei colpi;

  • vampate di calore - la temperatura del corpo aumenta poiché il fisico deve essere "caldo" e pronto;

  • vertigini - l'ossigenazione viene ridotta nelle aree che ne hanno meno bisogno in caso di combattimento. Tra queste rientra la testa (da qui il detto "sbiancare dalla paura");

  • vista a "tunnel" - per concentrarsi meglio sull'aggressore;

  • suoni distorti - in realtà non siamo abituati, ma l'udito diventa molto più sensibile per "captare" meglio i segnali sonori;

  • vescica e apparato intestinale tendono a rilasciare urine e feci - per rendere il corpo più leggero in caso di fuga ovvero più "libero" in caso di combattimento (da qui il detto "farsela addosso dalla paura"). Molte volte, a seguito di uno spavento o di una paura intensa, si accusa mal di stomaco, soprattutto se si è in fase digestiva, in quanto il sangue viene prelevato dall'apparato in questione per essere indirizzato ai muscoli.


In pratica, la paura innesca una serie di modificazioni dell'organismo il quale si
concentra esclusivamente sul soggetto/oggetto della propria paura. Questa attivazione è definita "arousal" (letteralmente: "eccitazione") ed è data da un insieme di segnali elettrici e chimici (neurotrasmettitori) che generano una reazione di emergenza.
La prima reazione a livello cerebrale della paura è quella di predisporci al pericolo ancor prima che ne sia valutata l'entità, poiché il tutto avviene al di fuori di qualsiasi processo logico e razionale. In pratica interviene il "sistema limbico" che è una struttura antichissima del nostro cervello. Il sistema limbico è formato dal talamo, dall'ipotalamo, dall'ippocampo e dalla amigdala. L'amigdala, secondo recenti scoperte, svolge una importantissima funzione poiché è la sede del ricordo di eventi che ci hanno colpito maggiormente dal punto di vista emotivo e, quindi, può essere determinante nell'azione di reazione agendo prima di tutti gli altri centri del sistema limbico ovvero prima che il segnale arrivi al talamo per essere smistato. L'ipotalamo regola le funzioni "automatiche" del nostro organismo e soprassiede alla produzione della corticotropina, l'ormone deputato alla preparazione del nostro corpo al combattimento o alla fuga.
Nel corso di una reazione dovuta alla paura, vengono rilasciati altri ormoni (neurotrasmettitori) come la noradrenalina, l'adrenalina, la dopamina, l'acetilcomina. Le varie combinazioni di questi ormoni possono produrre differenti livelli di paura. Inoltre, il nostro cervello rilascia "endorfina", una sostanza chimica dotata di proprietà analgesiche (l'effetto è lo stesso della morfina o dell'oppio), che limita o addirittura inibisce la percezione del dolore. Questo primo stadio della paura, che è il più primitivo, è rapidissimo (frazioni di secondo) ma assai impreciso. Successivamente allo stadio iniziale della paura, subentra una fase più ponderata in quanto il nostro cervello inizia ad elaborare le informazioni provenienti dall'ambiente e a valutarle riesaminando la situazione. In questo caso entra in gioco la corteccia prefrontale (il nostro sistema neurale più evoluto) che ci permette di prendere decisioni più razionali.
Infine, anche se gli studi non confermano in pieno la teoria, sembra esistere un ultimo stadio superiore "conscio" che attiene alla "consapevolezza" dell'effettività del pericolo e, quindi, della necessità o meno di provare paura.

Dott. Massimo Blanco

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