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Blanco & Partners > Il Fenomeno dell'Immigrazione

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IL FENOMENO DELL'IMMIGRAZIONE

A cura di Massimo Blanco
criminologo e sociologo

Trovare una definizione assoluta del termine "immigrato" non risulta possibile.
Nell'accezione del termine, immigrato è anche colui che proviene da un Paese economicamente avanzato e che si trova nel luogo d'arrivo con un regolare lavoro, magari di prestigio, con una casa, una macchina e con molte disponibilità economiche.
Anche un canadese, uno statunitense, un giapponese ecc… che vive e lavora in Italia è definito immigrato.
Se parliamo, quindi, del fenomeno dell'immigrazione come responsabile dell'allarme sociale, ci dobbiamo chiaramente riferire soltanto a quei "soggetti che si spostano dal proprio paese d'origine alla ricerca di una migliore condizione di vita che non potranno mai e in nessun modo avere restando in patria".
L'immigrazione ha sempre fatto parte della storia dell'umanità, già da quando le prime popolazioni costituite in organizzazioni sociali "migravano" per ragioni legate alla sopravvivenza: climi più favorevoli, corsi d'acqua, maggiori quantità di animali da cacciare, terreni più fertili ecc…
Finché non vi fu una divisione tra popolazioni che trovarono condizioni favorevoli alla loro sopravvivenza in un determinato territorio e popolazioni che continuarono a spostarsi di terra in terra (nomadi).
Le popolazioni cosiddette "stabili" diedero corso ad un tipo di struttura sociale e ad una forma di cultura legate fortemente al territorio. Ma se il territorio iniziava a dare scarsità di cibo, ad essere caratterizzato da continui disastri (inondazioni, cataclismi ecc..) o ad essere minacciato da altre cause, divenendo estremamente povero e pesantemente inadatto alla sopravvivenza, la popolazione migrava nuovamente alla ricerca di altre terre favorevoli.
Tornando alla prima definizione, dove si afferma che l'immigrato è "un soggetto che si sposta dal proprio paese d'origine per la ricerca di una migliore condizione di vita" potremmo commettere l'errore di pensare che l'immigrato cerca di cambiare ambiente in quanto quello di origine non gli è congeniale sotto tutti i punti di vista.
E' vero che l'immigrato, fondamentalmente, lascia il proprio Paese d'origine a causa di condizioni di vita notevolmente sfavorevoli (normalmente di carattere economico), ma non tutti gli immigrati mirano a stabilirsi definitivamente nel territorio di arrivo.
Molti migrano con il solo scopo di trovare un lavoro, mandare alla famiglia parte del denaro guadagnato e poter tornare nel loro Paese d'origine non appena la condizione economica consentirà di rientrare in patria con un migliore "status" economico e, di conseguenza, un nuovo ruolo "sociale" (la possibilità di aprire una attività, di potersi comprare una casa, di godere di un certo rispetto da parte della collettività ecc…).
Quindi, pensare che tutti gli immigrati che arrivano in Italia siano qui per stabilirsi definitivamente è errato. Moltissimi giungono da soli, lasciando moglie e figli, esclusivamente per motivi di carattere economico e non per il rifiuto totale di vivere nella loro terra natia.
Solo nell'ultimo decennio si è assistito ad una tendenza del fenomeno immigrazione che si sposa integralmente con la prima definizione, cioè che l'immigrato arriva in Italia per cercare di costruire un futuro per se e per la propria famiglia in condizioni più favorevoli rispetto al Paese d'origine.
Questa categoria di immigrati, bene o male, è riuscita ad integrarsi nel tessuto sociale nostrano, dedicandosi per lo più ad attività commerciali, grazie anche alla grande capacità di saper socializzare con i "nativi" operata (spesso per convenienza) dai primi loro connazionali i quali hanno fatto da "apripista" a tutti coloro che oggi, in Italia, vivono con le loro famiglie ed hanno un lavoro e condizioni di vita più dignitose che nel loro Paese.
Così abbiamo immigrati marocchini, egiziani, cinesi, turchi, sudamericani ecc…, per non parlare dei filippini, instancabili lavoratori "domestici", i quali hanno creato delle "comunità" socialmente organizzate che vivono in modo più o meno equilibrato all'interno della nostra società.
Queste strutture organizzate hanno un ruolo fondamentale nell'integrazione degli immigrati, in quanto favoriscono l'arrivo dei loro connazionali fornendogli i primi conforti come vitto e alloggio e la possibilità di un lavoro più o meno stabile.
Oltremodo, effettuano un "controllo sociale" sui nuovi arrivati, così come su tutti i membri del loro gruppo, atto a preservare la pacifica e civile convivenza nella società del Paese ospitante in modo da non avere problemi.
E' anche vero che molte comunità, soprattutto quelle cinesi, sono sotto l'occhio dei riflettori a causa degli ultimi fatti di cronaca che hanno messo in luce i laboratori clandestini nei seminterrati dove uomini, donne e bambini, lavoravano in condizioni massacranti per comprarsi la libertà.

Ma anche questo problema non riguarda il problema "sicurezza" sentito dagli italiani, in quanto la Comunità cinese non ha mai creato (salvo isolati casi) questioni criminali (n.d.r. almeno per il momento, atteso che è risaputo che la Triade, la mafia cinese, è implicata nell'immigrazione e in qualsiasi attività condotta in Italia).
Se mai, ha prodotto enormi complicazioni di carattere economico per molti commercianti e produttori, soprattutto nel settore dell'abbigliamento all'ingrosso e al dettaglio, atteso che la produzione cinese costa molto meno di quella italiana e molte aziende nostrane hanno dovuto chiudere a causa di una concorrenza troppo spietata.
L'immigrato di cui hanno paura gli italiani non appartiene certamente alla schiera di coloro che già, in Italia, hanno ad aspettarli parenti o amici pronti a soddisfare i loro primi bisogni: un tetto, del cibo e un onesto (a parte il caso dei cinesi sopra citato) lavoro.



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