Dr. MASSIMO BLANCO Sociologia Clinica e Socioanalisi - Prevenzione Criminale e Sicurezza


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Il modello genitoriale

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COME ESSERE GENITORI ATTENTI ED EQUILIBRATI

Qui di seguito si espongono gli aspetti fondamentali del modello genitoriale che soddisfano una corretta costruzione dell’autostima dell'individuo (bambino e adolescente) nelle fasi della vita sociale all’interno della famiglia.

IL CONTROLLO
In ogni famiglia è indispensabile un certo controllo da parte dei genitori e questo si può attuare solo quando sussistono due condizioni: la coerenza e la chiarezza.
I bambini sentono la necessità di conoscere cosa attendersi in conseguenza dei loro comportamenti e quindi devono avvertire “certezza” e “prevedibilità” da parte dei genitori.
Questo è un elemento da non sottovalutare, in quanto sovente capita che le reazioni dei genitori a determinati comportamenti attuati dai bambini variano a seconda dell’umore degli adulti, lasciando spiazzati i primi e creando in essi confusione e ansia.
Molte volte viene da chiedersi come mai molti bambini in tenera età, pur avendo a disposizione decine di DVD, guardano sempre e soltanto gli stessi due o tre cartoni animati, anticipando le battute dei personaggi e stupendosi di scene già viste centinaia di volte. Ciò accade proprio perché il bambino vive in un momento molto particolare, dove l’ansia è sempre in agguato. Vedere sempre lo stesso cartone animato dona al bambino un sentimento di “sicurezza”, perché sa già cosa aspettarsi dalla scena successiva.
Un bambino che “sa” cosa aspettarsi dai propri genitori, crescerà sicuro, imparerà gradatamente e con meno difficoltà a controllare l’ansia e sarà meno ribelle o aggressivo, poiché imparerà non solo ad obbedire ma, soprattutto, a condividere il comportamento dei genitori facendolo proprio.
Gli imperativi dei genitori devono essere disciplinati, equilibrati e motivati.
I bambini devono sentirsi partecipi delle scelte familiari e, in questo modo, i comandi saranno sempre meno indispensabili.
I genitori otterranno molto più di quanto ottenibile con sistemi drastici, forti e soprattutto non condivisi dai bambini. Le restrizioni dovranno essere ragionevoli.
Eccessiva restrizione ed eccessiva permissività sono le due facce di una stessa medaglia.
Un contesto familiare di eccessiva restrizione, che si nota in bambini e ragazzi tenuti da sempre sotto la cosiddetta “campana di vetro” o “controllati a vista”, con scarsa opportunità di decidere, sbagliare ed imparare dall'errore, genera un sentimento di forte inadeguatezza che è spesso espresso con forte timidezza ed apparente scarso quoziente di intelligenza.
Al contrario, quando il lassismo dei genitori è evidentemente eccessivo, quando il pensiero dei genitori ritiene che porre regole non sia opportuno per la crescita dei propri figli, questi reagiscono assumendo comportamenti poco rispettosi verso gli altri.
Troveranno così grandi difficoltà ad adattarsi ai contesti che la vita sociale pone ad ognuno e saranno scarsamente motivati ad appassionarsi nella vita.
Difficilmente individui con tali caratteristiche avranno successo in qualsiasi cosa faranno.

LA FIDUCIA
La fiducia è fondamentale, una conquista molto importante che comunque non può essere “cieca”, ma accompagnata da un controllo tranquillo, equilibrato, sensibile e, soprattutto, rispettoso dei figli che, bisogna sempre tenerlo a mente, sono persone con una loro individualità.

LE ASPETTATIVE DEI GENITORI
Ogni bambino ha una percezione di sé strettamente collegata a come si sente visto dai propri genitori.
Genitori che danno segno di non nutrire aspettative o mostrano poco interesse in ciò che fanno i propri figli, porteranno questi a pensare di non valere un granché con ripercussioni sulla loro autostima, sul loro piano motivazionale e sulla ricerca del successo in qualsiasi ambito.
Aspettative eccessive, di contro, possono produrre una autostima esagerata che influenza negativamente la percezione della realtà, portando il bambino a idealizzare il successo e a credere di poterlo raggiungere con estrema facilità.
In una tale condizione, il bambino prima, l’adolescente poi e, infine, l’adulto, saranno inclini a fenomeni depressivi determinati dall’illusione e dallo scontro con una realtà ben diversa da quella idealizzata.

L’AIUTO DEI GENITORI
Una regola generale per i genitori è la “discrezione”.
Quando i bambini sono in difficoltà, è opportuno non offrire loro soluzioni già “confezionate” ma indicazioni di massima, in modo che i bambini giungano alla meta con una certa autonomia.
Diversamente, si andrebbe a minare il loro senso di efficienza e si alimenterebbe la sensazione di aver sempre bisogno di un aiuto esterno.
Raggiungere un obiettivo con le proprie possibilità, innesca un sentimento di autostima e un appagamento psicologico di estrema importanza.
Il genitore avrà il compito di capire se l’obiettivo è comunque alla portata del bambino, altrimenti la reazione al mancato raggiungimento della meta avrà l’effetto contrario.

I RINFORZI
I rinforzi sono quegli atteggiamenti attuati dai genitori per lodare in modo particolare il bambino in un determinato contesto.
Durante la fase delle prime espressioni verbali, il rinforzo funge da incentivo affinché il bambino sia stimolato a parlare.
Può capitare anche di dover attuare tecniche di rinforzo in bambini inappetenti quando riescono a finire la pappa.
In altri casi, i rinforzi e le eccessive lodi possono ottenere l’effetto contrario, soprattutto se il rinforzo viene usato solo in determinate circostanze e non in altre.
Per esempio, un caso opposto a quello sopra citato è quello del bambino che non ha problemi con il cibo e che, una volta “pulito” il piatto, vede la mamma che si compiace e lo riempie di complimenti per aver mangiato tutto ma non fa altrettanto in altri momenti significativi, come quando il bambino impara a saltare, a indossare un abito ecc…
In tale frangente l’effetto del rinforzo operato solo nel mangiare può far nascere nel bambino un senso si appagamento associato al cibo e la conseguenza di vedere aumentato il desiderio di nutrirsi.
Inoltre, i rinforzi perdono di significato se fatti troppo di frequente. E’ sempre bene porsi di fronte al bambino con sincerità, ricordandosi che non siamo di fronte ad un adulto sciocco ma ad un piccolo essere umano.

LA COMUNICAZIONE
Troppo spesso trascurata, una efficace comunicazione che coinvolga il bambino è rilevante perché produce un sentimento di “appartenenza” al gruppo familiare (in tale contesto il “gruppo primario”) e lo faccia sentire considerato per la sua intelligenza e la sua capacità di riflettere: un terreno fertile per la crescita dell’autostima.
I figli hanno il bisogno (non glielo si può assolutamente negare) di percepire i propri genitori come persone mature e responsabili, impegnate a perseguire il bene della famiglia.
L’errore sul fronte della comunicazione nasce nel momento in cui i genitori si mettono sullo stesso piano dei propri figli, distorcendone il rapporto e le aspettative. Per esempio, quando si pone il bambino di fronte a dei problemi impropri per la sua età, chiedendogli di esprimere giudizi su questioni delicate o drammatiche come una separazione coniugale.
Le questioni “da grandi” devono sempre e comunque essere discusse e risolte da questi e mai un figlio dovrebbe essere chiamato a subire una violenza di tale portata che potrebbe ripercuotersi in modo brutale sulla sua psiche.

IL DIALOGO
Dei genitori aperti al dialogo costituiscono una risorsa importantissima per l’equilibrio del bambino il quale ha l’opportunità di crescere in modo sereno quando in famiglia c’è un clima di confidenza e la possibilità di raccontare tutti i momenti della giornata, belli o meno piacevoli.
Il dialogo deve essere “di qualità” ed è anche opportuno che mai il genitore si metta sullo stesso piano del bambino. In questo modo verrebbe meno il “ruolo” che il genitore ha nel rapporto con il figlio andando contro le sue “naturali” aspettative.
Molto spesso si sente parlare di persone che dicono di essere più che genitori “amici” dei propri figli.
Questa moderna concezione del ruolo genitoriale da parte di taluni soggetti, non è assolutamente di aiuto ai figli (bambini e adolescenti).
Molti genitori pensano che essere “amici” dei propri figli significhi avere una “apertura” tale da permettere un maggiore dialogo. Credono che la “complicità” renda il rapporto migliore e improntato ad una maggiore sincerità.
In verità, con questo atteggiamento si nega ai figli il riferimento “autorevole” di cui hanno bisogno.
Ebbene sì, per quanto taluni pensino che il ruolo del genitore non debba essere anche quello della “autorità”, si replica che in questa maniera si ledono i cardini della stabilità affettiva e relazionale del presente e del futuro del bambino.
I “ruoli” vanno sempre onorati. “Un figlio non è un amico ma un figlio” e come tale vanno rispettati il suo “bisogno” psicologico e il suo “diritto” morale di avere un genitore che svolga il proprio ruolo (chiaramente in maniera equilibrata).
La negazione di un “riferimento autorevole” può portare il bambino a comportamenti prepotenti e aggressivi che sono la naturale reazione alla mancanza di un modello comportamentale adulto del genitore.

LE PUNIZIONI
Per quanto possa sembrare spiacevole a dirsi, anche la punizione è utile affinché un bambino cresca in modo equilibrato.
La “punizione” non si deve intendere assolutamente quale atto vessatorio violento di reazione ad una mancanza commessa o ad un guaio perpetrato dal bambino.
La punizione deve essere vista come il “simbolo” educativo atto a fare interiorizzare le regole sociali. Quindi, non deve mai essere spropositata e inadeguata al comportamento del bambino, poiché sarebbe naturalmente controproducente.
La punizione è efficace solo se immediata e deve colpire l’azione del bambino nel momento in cui essa si svolge o immediatamente dopo.
Come prima detto, la punizione deve essere inflitta in maniera equilibrata e avere valore “simbolico”.
Solo in questo modo ci si può aspettare dal rapporto con il bambino una successiva empatia e un dialogo che fa capire al bambino stesso il comportamento attuato dal genitore. In tale maniera il bambino potrà condividere l’azione punitiva e il genitore comprendere e perdonare il figlio, magari sdrammatizzando.
Sovente capita anche al genitore più accorto e sensibile di mal calibrare l’azione punitiva, ma ciò, se avviene per caso o raramente (il genitore è pur sempre un essere umano), non porta a conseguenze negative.
Di contro, nel caso in cui la punizione mal calibrata, esagerata o violenta sia la regola educativa, indubbiamente il bambino farà proprio tale atteggiamento interiorizzando tale modello comportamentale, usandolo nelle relazioni sociali per fare valere le sue ragioni nei confronti degli altri. Da adulto sarà incline a divenire genitore sul modello del proprio vissuto.

IL CALORE DELLA FAMIGLIA
Quando i genitori sono disponibili e non antepongono le loro esigenze a quelle dei loro bambini, ci giocano, li portano a spasso e danno la giusta atmosfera di “circolarità d’amore”, donano loro il calore che consolida il legame con la famiglia.
I bambini saranno più inclini a comportarsi bene, ad ascoltare e a stimare i genitori, alimentando, di conseguenza, la propria autostima.
Il calore ricevuto in famiglia viene replicato in tutta la vita sociale dell’individuo, dall’infanzia all’età adulta. Un soggetto cresciuto in un simile ambito, sarà a sua volta un adulto equilibrato e un genitore affettuoso.

L’AUTOREVOLEZZA
Molte volte accade che un genitore abbia timore di esercitare la propria autorità nei confronti dei figli. Spesso, questo è dovuto a sensi di colpa causati dal fatto di vederli poco, ad esempio per motivi di lavoro. Così, oltre ad essere eccessivamente buoni e tolleranti, si cade nella trappola di compensare le mancanze con doni costosi, concessioni eccessive ecc…
In verità, tali azioni sono determinate da una sorta di “difesa” elaborata dalla mente dell’adulto per scaricare un senso di colpa.
In detto contesto è bene puntualizzare l’attenzione sul fattore “inconscio”, poiché i gesti sopra descritti non sono azioni premeditate o consapevoli “scappatoie” e pertanto non si può assolutamente condannare il genitore.
Piuttosto, il genitore deve imparare ad eliminare i propri sensi di colpa dedicando al bambino il poco tempo che ha a disposizione in modo davvero speciale.
Il bambino va premiato con la figura genitoriale, non con regali o concessioni, poiché nel suo inconscio compone delle associazioni tra modelli e aspettative.
Se il “modello-genitore” corrisponde alla “aspettativa-regalo” vengono stravolte tutte le naturali equazioni che generano un regolare sviluppo psicologico.
Pertanto, i genitori non devono avere paura di porsi in modo autorevole, in quanto i figli, durante la loro crescita, devono “sentire” un costante e ragionevole controllo mantenuto in un clima di calore e “circolarità d’affetto”.
Il ruolo del genitore è quello di insegnare le regole della famiglia e della società, il rispetto per gli altri, la coerenza, la tolleranza, la giustizia, ecc…
Il “mestiere” del genitore, inoltre, è quello di interpretare e farsi guidare dai piccoli segnali che i figli comunicano, cercando di costruire rapporti profondi in un clima di evoluzione adatto a soddisfare curiosità e creatività.
Questo è il modello di autorevolezza del genitore.


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