Mamma, papà: giochiamo? - Dott. MASSIMO BLANCO & PARTNERS - Studio di Neurosociologia e Criminologia - Milano

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Mamma, papà: giochiamo?

Ricerche > Genitori e Figli

Per deformazione professionale, sono un’osservatrice.  Mi piace osservare i bambini mentre si creano il loro mondo fatto di grande immaginazione, di personaggi fantasiosi, di amici immaginari con i quali giocare. E non solo. Questi bambini di oggi hanno milioni di possibilità per passare il loro tempo: una bella tv con molti programmi dedicati a loro, Playstation, Wii,  pc, per non parlare poi di tutti i videogiochi portatili. Sono i bambini super tecnologici che a un anno ti insegnano già come accendere un pc! Altro che nascondino nel giardino o costruzioni di barchette di carta! Meno male che, a volte, ci sono i nonni che riconducono i bambini alla semplicità del divertimento.
In linea generale tanto che siamo madri o padri sappiamo qual è l’importanza del gioco per lo sviluppo motorio, sociale e affettivo del nostro bambino. Di fatti, quando abbiamo un figlio il gioco sorge in forma spontanea tra genitore e bambino. Per esempio i genitori prendono l’iniziativa e giocano col piccolo nel momento del bagnetto. Più avanti questa relazione si inverte. È il bambino a voler condividere l’esperienza del gioco col genitore, come ad esempio quando cerca di giocare a nascondino. Sembra però che con il tempo i genitori dimentichino quanto è importante giocare coi loro figli e iniziano a considerarlo più un ameno passatempo che non uno strumento importante per l’apprendimento e lo sviluppo.
Inoltre, i giochi sono diventati sempre più sedentari e individuali. Molto spesso si compie
l’errore di mollare come un pacchettino il proprio figlio davanti ad una tv, al pc o al videogames senza nemmeno rendersi conto delle conseguenze negative che comportano tali passatempi. Non ci si rende conto che, così facendo, si ferisce la creatività e la socialità di nostro figlio oltre che renderlo irritabile e dipendente.  Anche se sappiamo che tutto ciò non è sano, in qualche modo ci fa comodo che questi nuovi giochi tengano buoni i nostri bambini e ci permettano di controllarli senza troppo sforzo. Altrimenti dovremmo essere lì a combattere con le loro esigenze o pretese. Inoltre, tornando dal lavoro stanchi, molti genitori non hanno alcuna voglia di giocare con loro  e dunque ricorrono a questi "rimedi" tecnologici. Altra soluzione è quella di iscrivere il proprio figlio (appena ha l’età minima per prenderne parte) a numerose attività post-scolastiche: corsi di lingua, informatica, musica ecc., lasciando pochissimo tempo al gioco libero del quale i bambini necessitano. E’ ormai un dato di fatto che i nostri bambini giocano meno di quanto giocavamo noi quando eravamo piccoli. E spesso sono più in solitudine.
Invece dovremmo sforzarci, anche un po’ alla volta, di dedicarci almeno una mezz’ora al giorno  a giocare con nostro figlio.  Cerchiamo di ricordare quanto ci divertivamo noi con poco e ripetiamo l’esperienza con loro. Riscopriamo i giochi all’aria aperta quando è possibile, ma soprattutto dimentichiamo a casa questi videogiochi portatili che inducono all’isolamento. È così bello il mondo fuori, ci fa assaporare la socializzazione, il dialogo, la creatività, l’invenzione, la fantasia! Perché farci distrarre da un freddo monitor?
Il gioco è un modo bello per scoprire il mondo, conoscersi, costruire la propria personalità. È un’occasione preziosa per costruire i legami affettivi e raccontarsi. Si crea un rapporto intimo fatto di intensa affettività. Quindi, per voi genitori non c’è cosa più bella che abbandonarsi al gioco, ritornare degli infanti, divertirsi e rilassarsi giocando in simbiosi col proprio figlio. Pensate a quanto può essere terapeutico anche per voi e sarà entusiasmante assistere ai progressi dei vostri figli e realizzare che, attraverso il gioco, state creando un legame unico ed indissolubile con il vostro bambino, fatto di emozioni e soddisfazioni.

Dott.ssa Dina Lo Conte

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