Quando ai figli non riusciamo a dire No - Dott. MASSIMO BLANCO & PARTNERS - Studio di Neurosociologia e Criminologia - Milano

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Quando ai figli non riusciamo a dire No

Ricerche > Genitori e Figli

Sempre più spesso mi ritrovo ad osservare genitori mentre si approcciano ai figli elemosinando un po’ di ascolto e, quando il risultato è negativo, talvolta finiscono per diventare più infantili dei bambini.

Mi viene in mente qualche episodio lontano nel tempo, bambini che al solo sguardo del genitore autoritario erano lì pronti ad ubbidire, con aria di sommo rispetto.
Ma lo sappiamo, i tempi cambiano e le abitudini anche. Una cosa è certa: sono sempre di più i genitori che trovano difficoltà a gestire l’educazione dei propri figli, che non riescono ad utilizzare efficaci metodi educativi e che non riescono ad inculcare esempi sani di comportamento. Allora scelgono la strada apparentemente più semplice, quella del continuo assecondare il figlio. Insomma ci si ritrova di fronte figli che pretendono con forza, facendo mille capricci, e genitori che non sanno dire un secco e deciso "No!", nemmeno quando è necessario. Molte volte ho trovato genitori che dicono: "Se nego quel videogioco a mio figlio succede una guerra. Quindi, per evitare storie, lo lascio fare".
È ovvio che il "No!" richiama ad un conflitto, soprattutto quando non siamo abituati a ricevere negazioni. Quindi, le minacce, i ricatti e gli scappellotti spesso sono la immediata reazione del genitore alla propria incapacità di imporsi davanti alle resistenze dei figli.
Tra l’altro, oggi, con i ritmi frenetici di vita e lo stress accumulato al lavoro, accade che al rientro a casa non si abbia voglia di discutere o, al contrario, si esaspera ogni situazione, esercitando autorità anche fuori luogo.
Ma perché si fa così fatica a dire "No"?
Cosa ricordiamo della nostra infanzia? Abbiamo ricevuto un’educazione troppo severa e repressiva? Molto probabilmente, allora, avremo delle difficoltà quando dovremo imporci. Dicendo "No!" ci sentiremmo troppo duri e freddi, rievocando la figura di uno o entrambi i nostri genitori.
Ugualmente chi da bambino si è sentito sempre dire "No" ad ogni sua richiesta, allora sicuramente avrà delle difficoltà a gestire un rifiuto. Quindi, risulta innanzitutto necessario liberarsi dai propri limiti o sensi di colpa e trovare prima un equilibrio con se stessi e poi con i figli. Ma in sostanza, cosa può fare il genitore affinché il figlio lo ascolti?

Ecco di seguito qualche consiglio da tenere a mente e mettere in pratica.

Ricordo da bambina che qualche volta mi è stato detto un "No" senza darmi motivazione dello stesso. Il risultato? Rabbia e ribellione.  Ed è questo l’errore che sottolineo di non ripetere con i propri figli.
Prima di tutto cerchiamo di ponderare bene il nostro "No" e sforziamoci di metterlo in atto, in quanto se siamo genitori dobbiamo anche assumere dei ruoli di responsabilità. Cerchiamo di capire in quale situazione è davvero necessario negare e manteniamo la nostra posizione, altrimenti il figlio non darà la giusta importanza alla cosa se noi siamo i primi a non essere credibili. Ma l’azione più importante è dare la giusta motivazione al "No" dato. È qui che inizia il percorso pedagogico. Il figlio sarà capace di capire il perché della negazione e condividerla, rispettando l’autorevolezza del genitore.
Spesso il genitore finisce per ricattare il figlio al fine di ottenere ubbidienza: "Se non metti in ordine la camera non ti compro quel gioco che desideri". Può essere utile avere un atteggiamento di baratto? Il baratto si presta solo in alcune circostanze e va usato con estrema prudenza, in quanto il figlio potrebbe essere portato a rispettare le regole solo per questioni di "scambio", cioè dove sia presente una contropartita di tipo materiale, aspettandosi sempre e comunque una ricompensa.
Un genitore, per affermarsi, deve cercare di essere il più coerente possibile tra ciò che dice con le parole e  ciò che comunica attraverso i gesti. Ma quello che più di tutto fa la differenza e permette al figlio comprendere e imparare, è l’azione, ossia l’esempio concreto.  
Solo così aiutiamo i nostri bambini ad esplorare il mondo, a diventare grandi e a sviluppare l’empatia. Loro hanno bisogno di noi, della nostra guida, della nostra protezione e dei nostri giusti "No". E questi ultimi saranno utili per la loro crescita personale. Insomma, un dolce percorso educativo, che sia fluido come una sinfonia dove comunicazione e azione vanno "a braccetto".

Dott.ssa Dina Lo Conte

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